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CONSULTA LA LISTA DEI PROFESSIONISTILIBERI
 
 
 
 
 
 
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FAQ
Le domande più frequenti poste dai nostri utenti:
1) CHI PUÒ SOTTOSCRIVERE IL MANIFESTO?
2) PERCHÉ FATE SOTTOSCRIVERE OLTRE AI LIBERI PROFESSIONISTI ANCHE I LAUREATI E I DIPLOMATI?
3) IL MANIFESTO PUÒ ESSERE SOTTOSCRITTO DA MEDICI, PSICOLOGI O AVVOCATI CHE HANNO SPECIFICI OBBLIGHI PROFESSIONALI E DEONTOLOGICI?
4) PER I DIPENDENTI PUBBLICI CHE HANNO GIÀ NORME RIGIDE NON È SUPERFLUO SOTTOSCRIVERE IL VOSTRO MANIFESTO?
5) COME FATE A CONTROLLARE CHI SOTTOSCRIVE IL MANIFESTO?
6) NON È TROPPO GENERICO IL PUNTO 7 DEL MANIFESTO?
7) IL COMITATO PROFESSIONISTILIBERI HA COLLEGAMENTI CON LA POLITICA?
8) IL PUNTO 4 NON POTREBBE RISULTARE ILLEGITTIMO?
9) IL PUNTO 7 NON POTREBBE RISULTARE ILLEGITTIMO?
10) IL PUNTO 10 NON POTREBBE RISULTARE ILLEGITTIMO?
11) INSERENDO TUTTE LE ATTIVITÀ INTELLETTUALI NON SI RISCHIA DI ANNACQUARE L'INIZIATIVA?

1) CHI PUÒ SOTTOSCRIVERE IL MANIFESTO?
Tutti coloro che svolgono una professione intellettuale. Possono sottoscrivere anche coloro i quali, pur non essendo iscritti all'Albo ovvero non essendo previsto per la loro professione un Albo (per es. docenti), possiedono un titolo di studio che li abiliterebbe a svolgere una professione (ingegneri, ragioneri, periti, ecc.)


2) PERCHÉ FATE SOTTOSCRIVERE OLTRE AI LIBERI PROFESSIONISTI ANCHE I LAUREATI E I DIPLOMATI?
Perchè si deve svolgere la professione seguendo principici etici di specchiata moralità anche da dipendenti, docenti, ecc.

3) IL MANIFESTO PUÒ ESSERE SOTTOSCRITTO DA MEDICI, PSICOLOGI O AVVOCATI CHE HANNO SPECIFICI OBBLIGHI PROFESSIONALI E DEONTOLOGICI?
Certo, i diritti sanciti nella nostra Costituzione sono sempre garantiti (ad es. il diritto alla salute, o alla difesa nel giusto processo).

4) PER I DIPENDENTI PUBBLICI CHE HANNO GIÀ NORME RIGIDE NON È SUPERFLUO SOTTOSCRIVERE IL VOSTRO MANIFESTO?
No, non è mai superfluo assumere impegni così importanti.

5) COME FATE A CONTROLLARE CHI SOTTOSCRIVE IL MANIFESTO?
Abbiamo una banca dati con molti documenti giudiziari e raccogliamo informazioni attraverso vari canali che ci consentono di ridurre al minimo i rischi di errori di valutazione. In questo ci aiuta l'esperienza delle associazioni antiracket.

6) NON È TROPPO GENERICO IL PUNTO 7 DEL MANIFESTO?
S.B. ha scritto: Mi sembra troppo generico il punto 7 del manifesto, quello in base al quale il professionista si impegna "ad informare il Comitato, senza omissioni, su tutte le vicende rilevanti, giudiziarie e non, che riguardano la mia attività professionale". Non sarebbe il caso di precisare meglio? Non confligge con gli obblighi di riservatezza nell'attività professionale o dei dipendenti pubblici e privati? Se non confligge, come si concilia?.
I ProfessionistiLiberi hanno risposto: Per quanto riguarda la genericità del punto 7, in effetti si è scelta una espressione generica per ragioni di sintesi, in quanto ci si sarebbe dovuti dilungare in distinzioni e dettagli, anche tecnici, di difficile comprensione e lettura. In realtà, l'impegno è alla correttezza, generale, sull'informazione al Comitato, fermi restando il rispetto dell’obbligo al segreto professionale e ogni altro obbligo di legge o regolamentare, ad esempio nei confronti degli Ordini professionali, e fermi restando gli obblighi dei pubblici funzionari. Il punto, più che essere un obbligo per l'aderente, è soprattutto una clausola di salvaguardia per il Comitato dei ProfessionistiLiberi in quei casi, si spera pochissimi, in cui si manifesti qualche situazione critica e vi sia la necessità, appunto per il Comitato, di verificare se il comportamento di un aderente sia stato o meno conforme agli impegni assunti, a garanzia di tutti i firmatari. Altra finalità è quella di fornire al professionista aiuto, solidarietà ed assistenza in situazioni difficili, in cui c'è bisogno di ascolto.

7) IL COMITATO PROFESSIONISTILIBERI HA COLLEGAMENTI CON LA POLITICA?
S.B. ha scritto: Mi chiedo se il Comitato abbia collegamenti con la politica e se prenderà posizioni politiche in favore di qualcuno dei partiti. Te lo chiedo perchè ritengo che, ove la risposta fosse affermativa, lo schierarsi politicamente potrebbe nuocere alla nobile finalità dell'iniziativa stessa. Il contrasto alla mafia non dovrebbe avere bandiera.
I ProfessionistiLiberi hanno risposto: Per quanto riguarda i rapporti con la politica, per ogni iniziativa di carattere sociale, che deve essere e vuole essere "sociale" di nome e di fatto, è fondamentale muoversi al di fuori degli schieramenti politici. L'iniziativa deve coinvolgere il maggior numero di Professionisti per chiamarli a comportamenti, anche quotidiani, anche semplici, per affermare che la professione deve essere esercitata mettendo in risalto la sua funzione sociale e non solo per “campare la famiglia”, facendosi solamente “i fatti propri”. La Costituzione, all’art. 2, statuisce che la Repubblica, la “res publica”, l’interesse collettivo, “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Non c’è dubbio che la mafia è un’organizzazione antisociale, che va combattuta con una mobilitazione sociale, che tutelando i singoli tuteli la collettività e viceversa. E’ inevitabile ricordare che Falcone non era un uomo di sinistra e che Borsellino era di destra, che Mattarella era un importante esponente della Democrazia cristiana, mentre La Torre era un dirigente del Partito comunista. Sai bene che sono solo alcuni degli eroi civili che ci  hanno difeso dalla mafia, assieme ai tanti “servitori dello Stato” che ci hanno difeso e ci difendono, indipendentemente dalla collocazione politica. La politica deve fare la sua parte, altra cosa è l’azione che possono fare i cittadini, nelle loro diverse collocazioni sociali, anche con semplici azioni quotidiane, per assicurare ai nostri figli, ed ai nipoti, una Sicilia migliore.

8) IL PUNTO 4 NON POTREBBE RISULTARE ILLEGITTIMO?
M.C. ha scritto: Ho perplessità riguardo al punto 4, che prevede l’impegno “a non prestare la mia opera professionale, anche sotto forma di pareri e consigli, a soggetti condannati per mafia o comunque incorsi in gravi violazioni di legge, qualora non previsto per legge e salvi i casi di necessità, per salvaguardare i diritti fondamentali della persona umana, come il diritto alla salute ed il diritto alla difesa nel giusto processo”;
I ProfessionistiLiberi hanno risposto: Per quanto riguarda il punto 4 si evidenzia che sono fatti salvi “i casi di necessità, per salvaguardare i diritti fondamentali della persona umana”. In effetti, l’espressione potrebbe essere interpretata in senso restrittivo, soprattutto con riferimento al termine “fondamentali”, mentre il riferimento è a tutti i diritti meritevoli di tutela, secondo la normativa vigente. Abbiamo pensato che questi concetti possano essere esplicitati e chiariti con note in calce, anche utilizzando il sito, per non mettere mano, in questa fase al Manifesto, che è già stato sottoscritto da tanti professionisti. In una seconda fase, con il coinvolgimento di tutti i sottoscrittori, delle Associazioni e degli Ordini e collegi professionali disponibili, si può ipotizzare di procedere ad una scrittura aggiornata del Manifesto, che raccolga tutte le osservazioni ed i suggerimenti utili.

9) IL PUNTO 7 NON POTREBBE RISULTARE ILLEGITTIMO?
M.C. ha scritto: Ho perplessità riguardo al punto 7, che prevede l’impegno “ad informare il Comitato, senza omissioni, su tutte le vicende rilevanti, giudiziarie e non, che riguardano la mia attività professionale”;
I ProfessionistiLiberi hanno risposto: Per quanto riguarda il punto 7, in effetti si è scelta una espressione generica per ragioni di sintesi, in quanto ci si sarebbe dovuti dilungare in distinzioni e dettagli, anche tecnici, di difficile comprensione e lettura. In realtà, l'impegno è alla correttezza, generale, sull'informazione al Comitato, fermi restando gli obblighi di legge o regolamentari, ad esempio nei confronti degli Ordini professionali, e fermi restando gli obblighi dei pubblici funzionari. Il punto, più che essere un obbligo per l'aderente, è soprattutto una clausola di salvaguardia per il Comitato dei Professionisti liberi in quei casi, si spera pochissimi, in cui si manifesti qualche situazione critica e vi sia la necessità, appunto per il Comitato, di verificare se il comportamento di un aderente sia stato o meno conforme agli impegni assunti, a garanzia di tutti i firmatari. Altra finalità è quella di fornire al professionista aiuto, solidarietà ed assistenza in situazioni difficili, in cui c'è bisogno di ascolto.

10) IL PUNTO 10 NON POTREBBE RISULTARE ILLEGITTIMO?
M.C. ha scritto: Ho perplessità riguardo al punto 10. che prevede l’impegno “a preferire, sia nello svolgimento dell'attività professionale che nella qualità di cittadino consumatore, i prodotti, i beni e i servizi offerti dai Professionisti Liberi, dalle imprese inserite nel circuito del Consumo critico Addiopizzo e dalle aziende che producono sui beni confiscati alle Mafie.
I ProfessionistiLiberi hanno risposto: Per quanto riguarda il punto 10, occorre considerare che l’obiettivo del consumo critico è quello di determinare un movimento sociale, conseguentemente di massa, di cittadini che siano fruitori consapevoli nell’acquisizione di beni e servizi e non siano “neutrali”, come se la presenza e l’invadenza della mafia non li riguardasse. Non si tratta di individuare un’area riservata, a coloro che si oppongono alla mafia, ma di cominciare a fare luce sulla cosiddetta zona grigia, nella quale è difficile distinguere chi è colluso con la mafia, chi si fa gli affari propri e chi si oppone alla mafia. Dever diventare convinzione diffusa e radicata quella di non dare soldi a chi paga il pizzo. Ovviamente la perplessità non avrà motivo di sussistere quando il consumo critico riuscirà a coinvolgere la stragrande maggioranza dei siciliani. Per arrivare a questo obiettivo non si può non chiedere a tutti i cittadini di garantire appoggio e sostegno a chi dichiara di non pagare il pizzo, a chi denuncia gli estorsori, a chi si oppone alla mafia.

11) INSERENDO TUTTE LE ATTIVITÀ INTELLETTUALI NON SI RISCHIA DI ANNACQUARE L'INIZIATIVA?
C.R. ha scritto: Se mettiamo dentro tutte le attività intellettuali (che ovviamente sono tutte importanti, ma possono essere coinvolte con altre iniziative specifiche e "mirate"), rischiamo di "annacquare" significato ed efficacia dell'iniziativa.
Pertanto, concordo con la necessità di non "limitare" la sottoscrizione del manifesto solo ai liberi professionisti ma di coinvolgere anche a quelli che lavorano nella pubblica amministrazione e nell'università (tanto più che molti di questi svolgono anche attività privata), tuttavia non andrei oltre il minimo comun denominatore degli "ordini professionali" per evitare,appunto, i rischi cui ho accennato. Riguardo al mondo della cultura e degli "educatori", in senso lato, bisognerebbe prevedere - come del resto si è già fatto e si continua a fare in molte scuole e in alcune facoltà - altre iniziative più mirate.
Il Comitato ha risposto: L'iniziativa è rivolta, in primo luogo ai Professionisti che prestano la loro opera nel libero mercato, ma è rivolta anche, necessariamente, ai Professionisti che svolgono la loro attività nelle Amministrazioni. Lo scopo è di determinare un movimento, con il diretto coinvolgimento dei singoli, contro la mafia e per affermare il ruolo sociale che dovrebbe essere di ogni attività, comprese quelle professionali. Proprio lo scopo di affermare la funzione sociale delle Professioni, anche oltre lo specifico dell'azione di contrasto alla mafia, determina la necessità di coinvolgere tutte le attività intellettuali, non solo quelle strettamente "professionali". Basti dire che fra i primi a sostenere la necessità di promuovere un'azione sociale di contrasto alla mafia abbiamo avuto sociologi, filosofi,storici e, in generale, educatori.
Bisogna considerare che la disciplina "ordinistica" è diversa per le varie professioni e che è fortemente messa in discussione dall'avanzamento, finchè dura, del processo di integrazione europea.
Inoltre, l'iniziativa ha la necessità di suscitare una mobilitazione sociale che non può non coinvolgere tutte le "professioni" intellettuali, in maniera ampia, in quanto quella che tu chiami "diluizione" la vediamo, invece, come necessità di rendere permeabile lo "specifico" ordinistico alle istanze sociali.
Basti dire che concetti come "decoro professionale", "dignità della classe sanitaria" o "specchiata condotta morale e politica" devono essere elaborati e il compito non può essere riservato all'esclusiva competenza dei singoli Ordini professionali.