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Professionisti Liberi: da Palermo un altro passo verso il riscatto  (16-10-2011)
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di Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo - 15 ottobre 2011
Palermo. “Non basta essere onesti, bisogna esporsi, prendere un impegno in prima persona con il proprio nome e la propria faccia perché il Paese diventi quello in cui si vuole vivere”. Sono forse queste le parole che meglio sintetizzano il senso della Kermesse organizzata da Addio Pizzo e Liberofuturo per tenere a battesimo la neonata Liberi Professionisti.
A scandirle Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, l’avvocato che non ebbe timore di esporsi pur di fare liberamente il proprio dovere di professionista per il bene del nostro Paese, e per questo venne assassinato a Milano l’8 luglio 1975.
E’ il momento più intenso della mattinata, persino i tanti ragazzi presenti, compresi i più maleducati (ahinoi sono tanti e anche questo è un segno dei tempi!), ascoltano in silenzio il suo racconto. Che parte dalla storia collettiva e dalla storia personale di un avvocato d’ufficio chiamato a difendere il nucleo delle BR processato a Torino dopo che tanti altri avevano inviato falsi certificati di malattia per poter rifiutare, dopo essere stati minacciati.
L’aneddoto è significativo. Quest’uomo aveva ricevuto la chiamata che gli annunciava la convocazioni di mattina presto, prima di farsi la barba. Ha avuto il tempo di guardarsi allo specchio prima di rispondere per decidere.

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