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MAFIA CAPITALE? SI, NO, FORSE  (02-02-2015)
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Il 24 gennaio 2015, alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno giudiziario, il Presidente della Corte di appello di Roma ed il Procuratore Capo della Repubblica hanno dichiarato, a due voci, che l’inchiesta su «Mafia Capitale» ha svelato l'esistenza di un'organizzazione di tipo mafioso capace di intimidire e corrompere politici di ogni schieramento.
Il 29 gennaio, il Procuratore Generale della Corte dei conti, intervenendo alla giornata dedicata alla cultura della legalità e alla lotta alla corruzione, organizzata dagli studenti dell’istituto tecnico Giovanni XXIII di Roma, ha affermato «È sbagliato parlare di mafia qui a Roma».
Il 30 gennaio il Tribunale di Roma ha comminato pene per oltre 200 anni agli imputati coinvolti nell’inchiesta “Nuova Alba” sul clan di Ostia, ritenendo che operasse un’associazione a delinquere di stampo mafioso.
La domanda sorge spontanea: «La mafia a Roma esiste o non esiste?». Per adesso stiamo 3 ad 1 per il SI, domani vedremo come cambierà il risultato. Non si accettano scommesse ma si chiede impegno e partecipazione per sconfiggere mafia e corruzione.

Precedente:
A MARE IL CLAN DI OSTIA  (14-10-2014)




Il magistrato agli studenti: "È sbagliato parlare di mafia qui a Roma"
Il Pg della Corte dei conti: "Sicilia e Calabria sono un'altra cosa quella della capitale è solo una combriccola di delinquenti"
di LORENZO D'ALBERGO

ROMA - "Secondo me, quando si parla di mafia a Roma, si fa un errore. C'è un'improprietà di linguaggio. La mafia è tutt'altro". Si è chiusa così, con una frase a effetto, la giornata dedicata alla cultura della legalità e alla lotta alla corruzione organizzata dagli studenti dell'istituto tecnico Giovanni XXIII di Roma. A pronunciare le parole che giovedì mattina hanno spiazzato buona parte della giovanissima platea della scuola del quartiere di Tor Sapienza è stato il procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Nottola. Non bastasse lo stupore dei presenti, a sole 24 ore di distanza è arrivata anche la storica maxi-condanna ai Fasciani: i membri del clan di Ostia dovranno complessivamente scontare oltre 200 anni di carcere. La sentenza di venerdì sa in qualche modo di smentita. Per la prima volta, infatti, è stata riconosciuta l'esistenza di un'associazione a delinquere di stampo mafioso nella capitale.

Il "chiarimento tecnico" del Pg è proseguito per alcuni minuti: "Sarebbe pericoloso definire qualunque cosa mafia  -  ha spiegato davanti a circa cento studenti  -  si toglie il significato, la potenzialità pericolosa al fenomeno mafioso vero e proprio, che poggia su altre basi. Quella siciliana sul collegamento fra le persone, sulla gerarchia, sulla consuetudine antica. La 'ndrangheta, invece, si costruisce sull'alleanza delle famiglie e così via. La mafia romana è un'altra cosa. È una combriccola di delinquenti di matrice a volte politica, a volte semplicemente delinquenziale ". E ancora, entrando nel merito di Mafia capitale e delle scorribande di Buzzi e Carmignati: "Che poi ci siano dei collegamenti e delle alleanze episodiche tra questi fenomeni e personaggi mafiosi, è un altro discorso. Sono fatti accidentali, sono complicità. Ma la natura di questo fenomeno romano è ben altra  -  ha terminato il procuratore generale della Corte dei conti  -  quindi va distrutta molto più facilmente ". Concetti che stridono con quelli espressi dal vertice della procura di Roma Giuseppe Pignatone subito dopo gli arresti dell'operazione "Mondo di mezzo": "Nella capitale  -  spiegava in conferenza stampa lo scorso 2 dicembre  -  non c'è un'unica organizzazione mafiosa, ma ce ne sono diverse. Oggi abbiamo individuato "Mafia capitale", romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso"....SEGUE


Mafia Ostia, oltre 200 anni di condanna: colpevole il boss Carmine Fasciani. Assolti i Triassi
La sentenza in primo grado per il capo clan e gli altri imputati dell'inchiesta "Nuova Alba". Per la prima volta è stata riconosciuta l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso a Roma
di FEDERICA ANGELI

Gli arresti durante l'operazione 'Nuova Alba' 
Sono stati condannati per 416 bis: per la prima volta è stata riconosciuta l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso a Roma. Oltre 200 anni di condanna per la mafia di Ostia e del litorale capitolino. I giudici della X sezione penale del tribunale della Capitale hanno condannato 14 persone, tra cui il boss Carmine Fasciani a 28 anni. Colpevoli anche il fratello Terenzio che ha preso 17 anni e le figlie Sabrina che ha avuto 25 anni e dieci mesi; ad Azzurra 11 anni. Mentre i componenti della famiglia Triassi sono stati assolti. La sentenza di oggi è la prima tranche dell'inchiesta 'Nuova Alba' a Ostia che portò all'arresto nel luglio del 2013 a Ostia di 51 imputati  - si tratta delle famiglie Fasciani e Triassi e dei loro affiliati - e che arriva nel cuore del terremoto che ha scosso Roma con l'inchiesta su Mafia Capitale.

Era dai tempi della Banda della Magliana che non c'era più stata una sentenza per associazione a delinquere di stampo mafioso che riguardasse clan romani. La magistratura capitolina oggi ha dunque stabilito che anche nella capitale la mafia esiste. E che le estorsioni, le minacce, le intimidazioni e il silenzio a cui queste famiglie avevano costretto un intero quartiere, ricalcano, nello stile e nei modi, il modello delle mafie classiche, quelle del sud.
Clan Fasciani, maxi sequestro a Ostia
cinquantuno arresti tra capi e affiliati

Il pubblico ministero Ilaria Calò, che insieme al procuratore della Dda Michele Prestipino (presente nell'aula Occorsio alla lettura del verdetto) ha istruito il processo, sulla base delle risultanze investigative della squadra mobile di Renato Cortese, ha accolto la decisione dei magistrati.

 Nel dettaglio il tribunale, presieduto da Rosanna Ianniello, ha condannato Carmine Fasciani, ritenuto il capo del clan, a 28 anni di reclusione, la moglie Silvia Bartoli a 16 anni e 9 mesi, il fratello Terenzio a 17 anni, le figlie Sabrina (25 anni e 10 mesi) e Azzurra (11 anni) e il nipote Alessandro a 26 anni. Condannati anche Riccardo Sibio (25 anni e 3 mesi), Gilberto Colabella (13 anni), Luciano Bitti (13 anni e 3 mesi), Ennio Ciolli (3 anni), Emanuele Cocci (2 anni), Mirko Mazzoni (12 anni), Danilo Anselmi (7 anni) e Eugenio Ferramo (10 anni). Assolti, con varie formule, Nazareno Fasciani, uno dei figli di Carmine, Vito e Vincenzo Triassi (per i quali la procura aveva chiesto 18 anni di carcere), Gilberto Inno e Fabio Guarino.

La maxi-operazione 'Nuova Alba' della squadra mobile della capitale, nel luglio del 2013, aveva portato all'arresto di 51 tra capi e affiliati di una vasta organizzazione criminale di stampo mafioso, legati ai clan dei Triassi, dei D'Agati e degli stessi Fasciani. Imprese, concessionarie, pescherie, soprattutto forni, ma anche un centro estetico e uno stabilimento balneare, erano le società e attività riconducibili alla famiglia Fasciani, sedici in tutto tra Roma e provincia, sottoposte a sequestro preventivo disposto dal gip su richiesta della procura distrettuale antimafia.

Secondo le accuse il clan Fasciani aveva agganci anche nella pubblica amministrazione del litorale e del municipio di Ostia Lido, quando governava la giunta di Vizzani (Pdl). Nelle intercettazioni anche l'interesse delle organizzazioni criminali per l'assegnazione di case popolari. Il processo al sistema criminale di Ostia, implicato in traffico di droga, estorsioni, riciclaggio e armi. Ma anche nella gestione di stabilimenti, bar, forni. L'inchiesta della Dda ha fatto luce anche sulle connessioni dei clan. "Non c'è più spazio per l'indifferenza - hanno spiegato alcuni operatori sociali presenti - di fronte ad un processo che ha messo alla sbarra i boss che in questi anni hanno condizionato la vita economica e democratica del sud pontino, del litorale laziale, arrivando sin dentro il cuore della città di Roma"....SEGUE




Roma, al via il nuovo anno giudiziario. Il pg: "Mafia Capitale ha corrotto i politici"
La corruzione al centro della relazione del procuratore generale della Corte di Appello di Roma, Antonio Marini. Che ha aggiunto: "C'è preoccupazione per l'infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio. Ed necessario istituire una Procura nazionale antiterrorismo". Boom della prostituzione minorile: +440% rispetto all'anno precedente

24 gennaio 2015

"La situazione della giustizia penale nel distretto di Roma si è ulteriormente aggravata. L'esempio emblematico è rappresentato dall'inchiesta Mafia Capitale dalla quale è emerso un sistema di complicità tra politica e criminalità, ampiamente strutturato, capillare e invasivo". Con queste parole il procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma, Antonio Marini, ha inaugurato l'anno giudiziario del tribunale di Roma ricordando lo scandalo del 'Mondo di mezzo' scoppiato i primi di dicembre che ha travolto la capitale. Il magistrato ha aggiunto che "l'inchiesta sul clan Carminati ha messo in luce il crescente intreccio tra mafia e corruzione, che costituiscono i due mali endemici della nostra società. Ha svelato l'esistenza di un'organizzazione di tipo mafioso capace di intimidire e corrompere politici di ogni schieramento. Non v'è dubbio - ha proseguito Marini - che tali vicende finiscono per alimentare la sfiducia nella capacità della politica, inquinata sempre più da pratiche corruttive, a risolvere il grave fenomeno della corruzione nel nostro Paese".

Dalla relazione di Marini, infatti, emerge un patto "esplicito tra i gruppi criminali presenti a Roma" per "evitare contrasti" anche per quanto riguarda il narcotraffico, contrasti "che degenerino in atti criminali eclatanti che rischierebbero di attirare l'attenzione degli inquirenti e dei media: meglio trovare un compromesso e continuare a fare affari". Il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, nel suo intervento, ha precisato: "Pur nella carenza di risorse e pur nella piena consapevolezza dei nostri limiti, oggettivi e soggettivi, noi ci siamo sforzati, nel rigoroso rispetto delle regole, di fare indagini a 360 gradi senza pregiudizi di alcun tipo, né positivi né negativi sui diversi fenomeni criminali che caratterizzano la realtà romana nella sua estrema complessità e nei suoi molteplici aspetti...SEGUE



 
 
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