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Rassegna stampa
GLI SCHIAFFI AUTOINFLITTI  (14-04-2015)
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Il Dispaccio, testata calabrese on-line, ricca di notizie sui fatti di quella regione, rilancia il comunicato di ProfessionistiLiberi “I PEGGIO PORCARUSI”, sul commercialista di Reggio Calabria condannato in secondo grado a undici anni per concorso esterno in associazione mafiosa, dando dimostrazione del fatto che i nostri ragionamenti non sono astruserie incomprensibili, come ritengono  tanti altri interlocutori.
Nell’invitare a leggere l’articolo, titolato “Da Palermo sberle ai Commercialisti reggini, soft su Zumbo e i Revisori del Comune”, corre l’obbligo di precisare che i ProfessionistiLiberi non ritengono di dovere dare schiaffi ad alcuno, ma pongono con grande determinazione agli Ordini la domanda se abbiano esercitato o se intendano esercitare la funzione ad essi assegnata dalla normativa di fare rispettare le regole deontologiche, per assicurare che i cittadini possano assumere un atteggiamento di rispetto e fiducia nei confronti dei professionisti e per tutelare tutti gli iscritti che esercitano la professione nel rispetto dei principi di legalità e di responsabilità sociale.
Ci permettiamo di evidenziare che troppi Ordini professionali, in quella o in quell’altra provincia per quella o per quell’altra professione, si auto infliggono schiaffi, nel momento in cui abdicano al loro ruolo istitutivo delegando il rispetto delle regole deontologiche alla Magistratura, facendo finta di non sapere che la Magistratura interviene a reato commesso, deve garantire la repressione, che dovrebbe tendere ad essere eccezionale, riguardare soltanto la patologia, rispetto all’ordinato svolgimento delle attività sociali, che deve essere curato da altri soggetti.
Troppi Ordini non si pongono il problema di cosa viene fatto per fare in modo che tutte le attività vengano svolte nella legalità e nella giustizia, prima che i reati vengano commessi.
Troppi Ordini fanno finta di non sapere che i magistrati non fanno le leggi, non amministrano, non gestiscono l’insegnamento, non organizzano e rappresentano settori della società e dell’economia, non possono fare rispettare i codici deontologici.
Ben prima che il Comitato ProfessionistiLiberi nascesse, autorevole giurisprudenza aveva statuito che le leggi assegnano specifiche funzioni agli Ordini professionali essenzialmente per la tutela della collettività nei confronti degli esercenti la professione e non già per una tutela della categoria professionale, che farebbe degli Ordini un’abnorme figura di associazione obbligatoria, e munita di potestà pubblica, per la difesa di interessi privati settoriali.

Precedenti:
L'ipertrofia dell'approccio penalistico  (24-01-2014)
I PEGGIO PORCARUSI  (30-03-2015)
SCOPPOLONE PER SCOPELLITI + 3 28-04-2014
ORDINE dei Commercialisti? si fa per dire!  26-10-2012







Da Palermo sberle ai Commercialisti reggini, soft su Zumbo e i Revisori del Comune

di Claudio Cordova - E' una realtà problematica assai. Ma la Sicilia, si sa, è anni luce davanti alla Calabria. Lo è sotto il profilo politico, ma anche imprenditoriale e culturale. E però, stando ai fatti, sembra esserlo anche sotto il profilo etico e professionale. Arriva infatti da Palermo la "sberla" che fa più male. A sferrarla è l'associazione Professionisti Liberi, nata dall'incontro tra Addiopizzo e LiberoFuturo, due realtà che, a partire dal 2004, hanno creato una grande mobilitazione coinvolgendo nella lotta al racket decine di migliaia di consumatori e promuovendo le denunce di centinaia di imprenditori. Addiopizzo, in particolare, farà la storia della rinascita palermitana contro la mafia.
Alcuni giorni fa, sul sito del Movimento è comparso un post, dal titolo i "Peggio Porcarusi". Poi una foto con didascalia, "Peggio Calabria".
Perché?
Perché il Movimento, nato dall'idea "di avviare un profondo mutamento culturale ed un processo di autofondazione di un movimento basato sulla responsabilizzazione dei singoli professionisti nella lotta alla Mafia a fianco degli imprenditori", contesta il lassismo del Consiglio dell'Ordine dei Commercialisti di Reggio Calabria, reo, a detta dei palermitani, di non aver preso adeguate azioni disciplinari contro alcuni suoi iscritti coinvolti (e condannati, sebbene non in maniera definitiva) in alcuni tra i procedimenti penali più importanti imbastiti negli ultimi anni in riva allo Stretto.
Si tratta dei procedimenti a carico del commercialista-spione, Giovanni Zumbo, e dei tre Revisori dei Conti del Comune di Reggio Calabria, condannati in primo grado nel cosiddetto "Caso Fallara" insieme all'ex sindaco Giuseppe Scopelliti, che dopo la condanna a sei anni di reclusione vedrà finire anzitempo la propria esperienza da presidente della Giunta Regionale. Il Movimento Professionisti Liberi parte dal dato di alcune settimane fa, allorquando la Corte d'Appello di Reggio Calabria ha condannato il commercialista Zumbo ad undici anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, nell'ambito dell'inchiesta denominata "Piccolo carro". Secondo l'accusa, Zumbo, da custode giudiziario per conto dei Tribunali, avrebbe amministrato, per anni, beni sequestrati a cosche calabresi, riuscendo a favorire gli ex proprietari, quindi la 'ndrangheta. Avrebbe inoltre svolto un ruolo nel ritrovamento dell'autovettura carica di armi nel giorno della visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma, soprattutto, spifferato delicatissimi particolari sull'indagine "Crimine" ai boss Giuseppe Pelle e Giovanni Ficara. Un personaggio da romanzo, Giovanni Zumbo, il cui nome appare anche nelle carte dell'indagine "Archi-Astrea" sulle ingerenze del clan Tegano nella società mista del Comune, Multiservizi: "Pertanto, poiché il commercialista risulta iscritto all'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Reggio Calabria, si chiede al Consiglio dell'Ordine di volere fare sapere quali iniziative siano state intraprese in sede disciplinare" scrivono dal Movimento Professionisti Liberi.
"Sospeso". Questa l'unica nota che può essere rintracciata tramite il sito ufficiale dei Commercialisti di Reggio Calabria nella pagina personale di Giovanni Zumbo. Niente di eroico o di troppo rigido, se si considera che la "talpa" è ormai alla soglia dei cinque anni di carcere.
Ma la situazione di Zumbo è solo una delle grane che da Palermo arriva all'Ordine dei Commercialisti di Reggio Calabria, ma non solo. I contenuti della lettera aperta inviata all'Ordine dei dottori commercialisti di Reggio Calabria, infatti, è stata inviata per conoscenza anche al Ministero della Giustizia, al Ministero dell'Interno, alla Commissione parlamentare antimafia, alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, e al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti.
Nella missiva, inoltre, si reitera la richiesta al Consiglio dell'Ordine dei commercialisti di Reggio Calabria di "volere fornire notizie sulle iniziative intraprese in sede disciplinare nei confronti dei tre revisori contabili condannati per falso a tre anni e sei mesi ciascuno, con l'accusa di aver consapevolmente omesso di rilevare i gravi, evidenti, numerosi artifici contabili posti in essere dalla dirigente dell'ufficio finanze per falsificare i bilanci di previsione del 2008 e del 2009 ed il rendiconto di gestione del 2008 del Comune di Reggio, al fine di occultare un disavanzo di amministrazione e giustificare la previsione di entrate fittizie atte a bilanciare spese previste in bilancio altrimenti insostenibili".
L'Associazione Professionisti Liberi, quindi, fa chiaro riferimento a Carmelo Stracuzzi, Domenico D'Amico e Ruggero Ettore De Medici, condannati, il 27 marzo del 2014, a tre anni e sei mesi ciascuno nel processo sul "Caso Fallara". Sulla pagina personale dei tre commercialisti, il sito dell'Ordine non riporta alcuna annotazione, sebbene la condanna di primo grado sia di oltre un anno fa. E infatti, la richiesta del Movimento Professionisti Liberi era già stata ratificata un mese dopo la sentenza a carico di Scopelliti & Co., il 28 aprile 2014.
Lettera morta per l'Ordine dei Commercialisti di Reggio Calabria. Quello stesso Ordine che, invece, proprio con Carmelo Stracuzzi presidente, spedirà in Tribunale gli atti relativi al dottor Domenico Larizza, consulente della Procura della Repubblica in diversi procedimenti, tra cui quello contro la famiglia Mauro. Un processo in cui il Tribunale non accoglierà le tesi accusatorie (assolvendo quindi i Mauro) e da cui nascerà il procedimento interno a carico di Larizza, prosciolto dalla Comitato di disciplina, composto, tra gli altri, dal Presidente del Tribunale, dal procuratore della Repubblica e da un rappresentante dell'Ordine dei Commercialisti.
Il presidente che succederà a Stracuzzi, Bernardo Femia, infatti, non si sarebbe segnalato né per la presenza nel Comitato (avendo inviato un delegato) né per particolari provvedimenti a carico dei soggetti adesso stigmatizzati dal Movimento palermitano Professionisti Liberi: "E' ben noto, infine, che il Ministero della Giustizia svolge attività di controllo nei confronti degli Ordini territoriali e del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili. Pertanto, si reitera la richiesta al Ministero della Giustizia, di cui alla Lettera aperta del 26 ottobre 2012, di volere fare sapere quali iniziative abbia assunto e intenda assumere per assicurare che si vigili al meglio sull'esercizio delle attività professionali, a garanzia della loro funzione sociale" conclude la nota del Movimento Professionisti Liberi.
Un Movimento "basato sulla responsabilizzazione dei singoli professionisti" è scritto nella "mission" ufficiale di Professionisti Liberi, proprio perché tali soggetti professionali, spesso protagonisti negativi nelle inchieste giudiziarie, devono essere richiamati alle proprie "grandi responsabilità sociali" come dice il Movimento palermitano.
Proprio quello che servirebbe in una città come Reggio Calabria.
 
 
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