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Giovanni Falcone, la strage di Capaci, la zona grigia e gli Ordini professionali  (23-05-2017)
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In occasione della ricorrenza dei venticinque anni dalla strage del 23 maggio 1992 che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, al magistrato Francesca Morvillo e a tre agenti di scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo, i Consigli degli Ordini professionali della provincia di Palermo si riuniscono insieme proprio il giorno 23 maggio 2017 alle ore 16,00 presso la Camera di Commercio di Palermo con all’ordine del giorno il tema dell’Etica e della legalità in rapporto alle Professioni.

Il luogo scelto ha una sua valenza simbolica per l’onta che lo ha investito nel marzo 2015 per lo scandalo dell’ex presidente Roberto Helg, noto “colletto bianco” promotore della legalità, condannato in 1° grado per concussione a 4 anni e 8 mesi.

Un impegno degli Ordini dovuto non solo istituzionalmente, ma anche eticamente, derivante dalla costatazione che la storia sociale e giudiziaria di questi ultimi 25 anni ha dimostrato che un meccanismo fondamentale della criminalità organizzata consiste nel contributo apportato dai professionisti che scelgono di operare in dispregio dei propri doveri deontologici, e che la corruzione è diventato uno strumento strategico per il potere delle mafie nella vita pubblica ed economica.

Questa iniziativa del 23 maggio avrà una piena valenza positiva se contribuirà a tradurre in impegni concreti, da parte degli Ordini professionali, la loro principale finalità istituzionale che consiste nel vigilare affinché i propri iscritti svolgano l’attività professionale nel rispetto di Leggi, Regolamenti e Codici deontologici, senza, tra l’atro, commettere atti corruttivi o di collusione con la criminalità organizzata mafiosa.

La riforma delle professioni del 2012 ha creato i nuovi autonomi Consigli di disciplina che avrebbero dovuto garantire lo svolgimento di questi delicati compiti in modo più efficace. Purtroppo si deve constatare che nella maggior parte degli Ordini l’obbiettivo non è stato ancora raggiunto, permanendo molte delle lacune precedenti alla riforma e determinando per alcuni aspetti perfino un peggioramento della situazione.

Le Norme oggi in vigore infatti permettono che i professionisti selezionati dai Consigli territoriali, in base ai curriculum presentati, per la nomina a Consiglieri di disciplina, vengano poi scelti e nominati dal Presidente del Tribunale competente in base all’anzianità di iscrizione all’Albo professionale e non invece a criteri relativi ad una specifica preparazione e ad un rigoroso “rating” di legalità posseduto dal professionista, criteri che sarebbero necessari in quanto chiamati a svolgere un delicato ruolo paragonabile a quello della Magistratura amministrativa.

Nemmeno dopo la loro nomina è previsto l’obbligo di una formazione specifica per cui, specie nel caso degli Ordini tecnici, i nominati Consiglieri vengono chiamati a svolgere il loro compito senza che sia garantito il possesso di alcuna specifica preparazione di tipo giuridico ed amministrativo. A fronte di tale lacuna non è previsto nemmeno l’obbligo, ma solo la possibilità, della nomina come Consigliere di un legale in ciascuno dei Collegi di disciplina, facoltà normalmente inattuata.

Altro elemento limitativo al pieno esercizio della azione disciplinare consiste nella mancanza di una normata procedura di trasmissione degli Atti giudiziari, da parte della Magistratura ai Consigli di disciplina, per i professionisti sottoposti a procedimento giudiziario. Inoltre la riforma non ha nemmeno previsto alcun procedimento di trasparenza, a favore di tutti i cittadini in quanto potenziali clienti dei professionisti, sui provvedimenti disciplinari adottati, né di verifica e di controllo sull’operato dei Consigli e dei Collegi di disciplina da parte degli Organi nazionali.

E’ quindi indispensabile che si promuovano le necessarie iniziative legislative e regolamentari affinché i Consigli di disciplina siano resi proficuamente operativi, valorizzando il loro ruolo all’interno delle Istituzioni Ordinistiche, a tutela della dignità professionale e degli interessi della collettività, esigenza confermata anche dall’assenza dei Consigli di disciplina in questa iniziativa del 23 maggio presso la Camera di Commercio di Palermo.

 
 
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