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L'ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA USA LA PRIVACY COME UNA FOGLIA DI FICO PER COPRIRE LE VERGOGNE  (19-01-2012)
Commenti: 2    |    Letto: 3892 volte

Il Comitato ProfessioniLiberi scrive nuovamente all'Ordine degli Architetti di Roma che giorni fa aveva risposto elusivamente ad una nostra prima lettera del Dicembre 2011.
Il caso in questione è la vicenda giudiziaria dell'arch. Angelo Zampolini coinvolto in quel sistema che qualcuno ha definito Anemopoli (dal nome dell'imprenditore Diego Anemone) mentre altri l'hanno chiamata più esplicitamente la Cricca. Un gruppo di affaristi che gestiva gli appalti relativi ad alcuni dei maggiori grandi eventi degli ultimi anni, dal G8 che doveva tenersi alla Maddalena alle celebrazioni per l'Unità d'Italia, favorendo le società del costruttore Diego Anemone in cambio di utilità varie.

LETTERA APERTA AL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA
e, p.c.                     
AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
ALLA PROCURA NAZIONALE ANTIMAFIA
AL CONSIGLIO NAZIONALE ARCHITETTI,
PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI

L’Ordine degli Architetti di Roma oppone la tutela della privacy alla richiesta dei ProfessionistiLiberi di notizie sui provvedimenti disciplinari adottati nei confronti di un iscritto, condannato nell’ambito del procedimento nei confronti della Cricca del G8.
I ProfessionistiLiberi esprimono apprezzamento per la tempestiva risposta da parte dell’Ordine degli Architetti di Roma che, quantomeno, è il segno evidente dei “ritardi” di alcuni Ordini professionali nell’adeguare i loro ordinamenti alle odierne esigenze.
Infatti, è ben noto che la normativa sulla privacy non impedisce affatto ad un soggetto pubblico di dare notizie su di un procedimento disciplinare, ma impone al soggetto pubblico, ove necessario, di adeguare i propri Regolamenti alle disposizioni sopravvenute, al fine di potere svolgere le funzioni istituzionali affidate dalla legge.
Di conseguenza, non è la legge sulla privacy ad impedire di dare notizie sullo stato del procedimento disciplinare, ma, semmai, i problemi sono determinati dall’inerzia degli Ordini nell’adeguare i propri Regolamenti alla normativa sopravvenuta.
Ha ragione l’Ordine degli Architetti di Roma quando evidenzia che “chi ha il compito di progettare le trasformazioni fisiche del territorio è depositario di una forte responsabilità etica nei confronti della società" e che appare sottovalutato lo scadimento dell’attività professionale in attività commerciale.
A questo proposito, i ProfessionistiLiberi ritengono che la peggiore tipologia di offerta commerciale non sia quella di offrire prestazioni professionali a prezzi scontati, anche perché spesso frutto della sottooccupazione se non disoccupazione a cui molti giovani professionisti sono costretti, ma sia quella operata all'interno di sistemi criminali che favoriscono professionisti senza scrupoli disposti a fare i riciclatori e ad operare nel sistema della corruzione.
Inoltre, in questi giorni gli organi d’informazione hanno dato notizia di una recente Sentenza della Corte di cassazione che ha ritenuto che, allo stato della normativa, un cittadino che denunci ad un Ordine professionale il comportamento di un iscritto, per violazione delle regole deontologiche, non ha diritto ad alcuna risposta. Quindi, tutte le pubbliche amministrazioni, per la normativa sulla trasparenza, sono obbligate a concludere qualunque procedimento con un provvedimento espresso, mentre gli Ordini professionali possono tranquillamente rimanere inattivi.
Anche in questo caso, la soluzione sarebbe molto semplice, gli Ordini professionali dovrebbero adeguare i propri Regolamenti alla normativa sulla trasparenza amministrativa, visto che esercitano per legge l’importante funzione di assicurare che i propri iscritti rispettino i codici deontologici, a tutela dei diritti dei cittadini destinatari delle prestazioni professionali.
E’ noto che, entro il prossimo agosto, tutti gli Ordini professionali devono adeguare i propri Regolamenti alla normativa europea. E’ certamente questa un’occasione per “aggiornare” la normativa degli anni trenta alle esigenze attuali e fare in modo che gli Ordini professionali non oppongano ai cittadini silenzi e rifiuti ma garantiscano che l’attività dei professionisti , in considerazione della sua funzione sociale, sia esercitata in modo da non recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, nel rispetto degli interessi della collettività, come sancisce la nostra Costituzione.
Il Comitato ProfessionistiLiberi
Palermo, 19/01/12

LA LETTERA DELL'ORDINE

LA NOSTRA PRIMA LETTERA
 
 
Commenti
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massimo minasi
19-01-2012 13:25:15
 
é sorprendente come l'ordine deegli architetti sposti l'argomento sul problema (peraltro corretto e da me condiviso), della "commercializzazione" delle professioni. Ma che c'entra? Boh! Però c'è una nota divertente: andate a vedere l'indirizzo di posta elettronica al quale è stata spedita la risposta. Chissà se è stato un lapsus froidiano... Massimo Minasi -Roma-
 
Gaspare Di Maggio
20-01-2012 12:55:43
 
La risposta dell'ordine degli architetti di Roma è sintomatica di un sentimento e di un atteggiamento ormai abbastanza diffuso in Italia, e che sinteticamente può identificarsi nel "disinteresse per l'illegalità". Che fra ricchi e potenti si annoverino i corrotti è probabilmente fisiologico, ma che gli organi di controllo (e gli ordini professionali lo sono) non prendano le distanze da comportamenti palesemente illegali, denota ancora una volta quanto lavoro bisogna ancora fare per ripristinare il concetto di "legalità", ormai lontano anni luce dal vocabolario delle classi dirigenti. Nella lettera dell'ordine di Roma emerge chiaramente quanto abbiano a cuore la causa del deprezzamento della prestazione professionale per la funzione fondamentale che l'architetto ricopre nella società in quanto attore "responsabile" dei processi di trasformazione. Io concordo pienamente, ma proprio per questo invito tutti i colleghi architetti a prendere consapevolezza del ruolo di "intellettuali" di cui sono pregiati, un privilegio senza ombra di dubbio che va esercitato con l'orgoglio di chi utilizza il pensiero come strumento di lavoro, ma che in quanto tale non può permettersi mai nessuna forma di complicità con qualsivoglia manifestazione d'illegalità. E non importa se gli organi di giustizia abbiano o meno concluso il loro lavoro. L'illegalità è AMORALE e come tale va sempre condannata ed allontanata "a gran voce", perché solo così si può preservare quel decoro che il Codice deontologico definisce quale "patrimonio che l'Architetto deve preservare per [...] mantenere la fiducia che la Società ripone nella sua figura professionale". Gaspare Di Maggio - Palermo
 
 
 
 
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